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La precarietà ha trovato un posto fisso? Almeno lei…

27 mag

Ormai la precarietà è diventata una “sindrome” che rischia di trovare un posto a tempo indeterminato tra i disturbi presenti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

Gastrite, colite, dermatite, insonnia, tachicardia, attacchi di panico, di ansia e depressione, possono esserne i sintomi fisici e psichici.

Si era già evidenziato in altri momenti di crisi economica un aumento del 30-40% dei disturbi depressivi e di ansia, ma oggi sembrano delinearsi nuove conseguenze più difficili da affrontare, stati generalizzati di sensazioni di inadeguatezza che rischiano di compromettere ancora di più un futuro già difficile da immaginare.

In una catena sempre più difficile da spezzare si ritrovano la diminuzione delle nascite, il calo dei matrimoni fino ad arrivare ad una difficoltà nel costruire relazioni stabili. Si potrebbe andare anche oltre, ma dopo le statistiche e i sondaggi di ogni genere occorre anche correre ai ripari altrimenti rischia di rimanere un circolo vizioso difficile da spezzare.

 

Non chiamarlo Amore

14 lug

La cronaca di questi giorni riporta continue aggressioni perpetrate ai danni delle donne, troppo spesso terminate con il “sacrificio” di quest’ultime ed ancora troppo spesso tali gesti di totale barbarie vengono associati alla gelosia, ad un amore passionale o non corrisposto. Ma da quanto tempo la volontà di queste donne non veniva ascoltata! Quanto è difficile urlare quando non si ha più fiato, dopo averlo sprecato con chi non ha voglia o disponibilità ad ascoltarlo.

Vorrei dare “voce” a queste urla perché non è semplice raccontare le storie, includono una varietà di situazioni che corrono il rischio di venir banalizzate.

A volte vite da ricostruire: “Non ti avrei mai dato tutta questa importanza, dipendono da te tutti questi giorni vuoti, non della tua presenza, ma di ciò che mi hai portato via”.

A volte momenti che cambiano la propria vita: “Là dove pensavo ci fossero sorrisi trovai lacrime, dove credevo ci fossero sospiri imparai le urla soffocate, al posto del piacere scoprii il disgusto e sempre più forte la paura di non sopravvivere a tutto quel dolore”.

Ancora troppe volte ma almeno non chiamatelo Amore!

Io ho scelto di dar voce a chi ha bisogno di urlare!