Fumatore si… Fumatore no…

14 settembre 2007

a cura di Roberto Ercolani

Quante volte questo pensiero è  passato nella testa del fumatore, alla stregua di un innamorato che fa passare lentamente un petalo dopo l’altro in attesa del verdetto proposto dal destino?

Ma nello stesso modo, attraverso il quale, possiamo contare il numero dei petali, per poter decidere se iniziare con “m’ama” o con “non m’ama”, dovremmo riuscire a pesare i due piatti che stanno sulla bilancia delle nostre scelte e decidere cosa è  più importante per noi: FUMARE o NON FUMARE?

Quali sono gli aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione:



Continuare a fumare

  • La sigaretta mi permette di “accendere” la giornata;

  • Quando il lavoro mi opprime posso staccare con una sigaretta;

  • Dopo un lauto pasto, la sigaretta completa il quadro;

  • La sigaretta dopo il caffè è come la panna sopra alle fragole;

  • Quando chiacchiero con gli amici e colleghi mi piace avere una sigaretta tra le mani;

  • Se voglio stare solo con me stesso, allora la sigaretta tiene alla larga gli scocciatori;

  • Non faccio attività fisica;

  • La maggior parte delle persone che sono attorno a me fumano;

Smettere di fumare

  • Il non fumare mi permette di “assaporare” la giornata;

  • Nel momento in cui necessito di una pausa non limito i miei bisogni;

  • Dopo un sontuoso pasto, amo condividere i miei pensieri;

  • Se il caffè è un piacere se non è buono che piacere è?”
  • Mi presento ad amici e colleghi in modo solare, fresco e accogliente;

  • Quando voglio stare sollo con me stesso, ho imparato a fare rispettare le mie esigenze;

  • Quando faccio attività  fisica ho una migliore resistenza;

  • Le persone che mi rispettano, rispetteranno anche la mia scelta di non fumare;

Queste sono solo alcuni concetti che non vogliono completare il quadro e nemmeno addentrarsi nelle questioni di salute e malattia che spesso viene presa in considerazione solo quando è troppo tardi. Vogliono solo essere stimolo di riflessione verso quella dipendenza che, per definizione, impedisce la libertà di scelta.

Consciamente tutti sanno che la sigaretta fa male. Da qualche anno viene anche scritto a caratteri cubitali su ogni pacchetto. Ma in ogni caso, chi fuma ha imparato a convivere con questo pensiero, perchè nella sigaretta trova quel qualcosa che non è riuscito a trovare in niente o in nessun altro.

La gratificazione della propria scelta… La sfida con le autorità… Il legame con il passato… Lo spostamento di alcune necessità ed esigenze sulla sigaretta… Il sostegno che quella sigaretta rappresenta… e il “costo” che a prima vista sembra essere così irrisorio.

Allora perchè una persona decide di iniziare a fumare?

Ognuno ha la sua risposta, perchè ognuno ha la sua vita e quindi è impossibile trovare una risposta che vada bene per tutti, ma se ci chiediamo perchè dovrei decidere di smettere fumare, allora la cosa è  più semplice:

PERCHE’ VOGLIO ESSERE LIBERO DI SCEGLIERE!

A questa frase, alcuni potrebbero obiettare, che già il fatto di continuare ad essere fumatori, equivale a fare una scelta, ma non è  così, perchè effettuare una scelta vuole dire avere la possibilità e la capacità di fare anche il suo opposto, quindi essere capaci di dire: per questa settimana non fumo, perchè non voglio fumare.

Se ci riesci, se sei capace di non fumare per almeno 7 giorni, allora vuole dire che probabilmente sei libero e vuole dire che tendenzialmente sei tu che decidi cosa fare… Se invece non riesci a non fumare per almeno 7 giorni, allora vuole dire che sei schiavo della dipendenza.

A questo punto sta a te decidere cosa fare. Tenere la dipendenza e conviverci o affrontarla per essere libero di scegliere.

Oggi, i modi per smettere di fumare sono tantissimi e vanno dall’agopuntura al farmaco. Ma non esiste un metodo che non richieda al paziente di mettersi in gioco.

Per smettere di fumare, il primo aiuto deve venire da te, basandolo sulla convinzione di quello che vuoi fare; senza questa convinzione, la dipendenza sarà più forte della volontà.

Questo vuole dire che bisognerà lottare sia con la dipendenza organica che ha una durata limitata nel tempo, sia con la dipendenza psicologica che si protrae per tutta la vita. E’ proprio quella gestualità, la routine, le abitudini correlate alla sigaretta, che rimangono presenti come un rumore di fondo in tutte quelle occasioni in cui c’è stata l’abitudine a fumare che spesso scoraggia il paziente.

Allora l’intervento attraverso l’ausilio dell’ipnosi, permette al paziente di ri-trovare quelle risorse che sono dentro di se, in modo da poterle utilizzare nel percorso di remissione dalla dipendenza tabagica.

In più, scopo del trattamento ipnotico è quello di rompere il condizionamento che il fumatore ha maturato negli anni (stimolo esterno sigaretta) e attraverso l’implicazione del soggetto tende ad invertirlo, in modo tale che non ci sia più un vincolo diretto, ma ci sia una presa di coscienza di tutte le sensazioni provate dal paziente.

Se, dopo aver letto questo articolo, ti stai chiedendo chi è che comanda: tu o la sigaretta… prova a non fumare e se non ci riesci, contatta il numero riportato di seguito e fissa un incontro in cui potremo parlare della tua volontà, della tua motivazione e dello stato della tua dipendenza e poi deciderai cosa fare.

Non rimandare, perchè ogni giorno in più, vuole dire rafforzare la dipendenza alle sigarette!

Dott. Roberto Ercolani
349.3520327

“LAST MINUTES STRESS”

13 settembre 2007

a cura di Roberto Ercolani

Ore 6.30 partenza intelligente da Milano in direzione Rimini.

Ore 6.35 auto ferma in colonna sulla tangenziale. E’ il primo Agosto e in questo caso la partenza non è mai intelligente a sufficienza.

Finalmente alle 13 circa, di un afoso mercoledì d’estate, la famiglia Brambilla, riesce a raggiungere l’albergo, posare le valige e dirigersi di gran lena sulla spiaggia. Fortunatamente, nella prenotazione era compreso l’ombrellone e gli sdrai e quindi, almeno questo pensiero non disturba il desiderio di riposo del signor Brambilla.

Ora la “allegra” famiglia può dedicarsi all’abbronzatura ed agli svaghi vacanzieri. Ma come in ogni stabilimento balneare che si rispetti, non possono mancare i balli di gruppo, la ciambella e il cocomero a spezzare il pomeriggio. Così la famiglia Brambilla, non fa a tempo a godersi un attimo l’ombrellone, che la simpatica e propositiva animatrice, prende uno ad uno i componenti della allegra famigliola e li inserisce all’interno di uno dei tanti giochi da spiaggia. Sono le 17 e a questo punto non rimane che godere del sole che si inizia ad abbassare, ma i “vu cumpra” arrivano ogni 5 minuti con un qualche prodotto che dovrebbe attirare l’attenzione dei bagnanti.

Quella che doveva essere una tranquilla vacanza respirando la salutare aria marina, si sta trasformando in una esperienza ancora più stressante della routine lavorativa.

Per non parlare dei vicini di ombrellone… che sono posizionati forse un po’ troppo vicini…

Con questa vignetta, possiamo iniziare a vedere come ansia, stress e depressione, sembrano seguirci insieme ai nostri bagagli. Si va dall’esaurimento da preparativi al logorio da esodo, dall’insonnia da sradicamento alla sindrome del viaggiatore a contatto con gli altrui usi e costumi. Fino alle più moderne dipendenze da telefonino e da computer che possono seguirci quasi ovunque, impedendoci, di staccare la spina.

Meglio stare a casa?

Non direi, pericolo blackout, ozono, zanzare, alte temperature…

Quindi cosa fare?

Iniziamo a convivere con lo stress, infatti dobbiamo ricordarci che è anche uno status symbol: se sono stressato, vuole dire che faccio un lavoro impegnativo, quindi che ho molte responsabilità, e allora che sono un professionista di successo!

Insomma, convivere con lo stress, vuole dire guardarlo da un altro punto di vista. Iniziare a capire come prenderlo e come affrontarlo. Non farsi mettere alle corde!

D’altra parte, se si decide di andare in vacanza, ” importante iniziare a godersi dei momenti di “beato non far nulla”. Se non riusciamo ad allontanarci dal telefonino, iniziamo a spegnerlo almeno per qualche ora. Se abbiamo la smania delle visite, programmiamo delle pause e poi… quando arriva il momento del rientro, ricordiamoci che anche il cambio repentino di abitudine, di ambienti di ritmi”  fonte di stress. Allora impariamo a prendiamoci i giusti tempi. Non bisogna rientrare in città il giorno prima dell’inizio del lavoro, ma prendiamo almeno un paio di giorni per ri-ambientarci. Ri-entriamo piano piano nella realtà lavorativa, troviamo il modo di continuare a dedicarci del tempo, magari con dei week-end fuori porta, perseguendo i buoni propositi che si son fatti durante le vacanze, senza sensi di colpa per quei chiletti che si sono messi su. Poi quando ci si riconosce nella città, bisogna ri-buttarsi a capofitto nel lavoro, avendo per ” l’accortezza di ricordarsi che quelle energie che sono state conquistate, ora devono essere spese con parsimonia e devono essere rigenerate con degli spazi dedicati a se stessi. Mai perdere di vista lo scopo principale della nostra vita che non è quello di stressarci a più non posso, ma è quello di stare bene. E magari tendere a stare meglio.

L’oggi è il risultato del nostro ieri. Il domani sarà il risultato del nostro oggi.

Pensare a se stessi e coccolarsi per 15 giorni all’anno non ha molto senso. I risultati saranno scarsi e poco duraturi. Coltivare il nostro benessere è un esercizio quotidiano. Dedicarsi tempo, spazio, piacere è importante il mese di agosto, come il mese di novembre o di maggio. Basta poco per sentirsi sempre in vacanza!

E se si dovesse cadere… ricordiamoci di cadere sul morbido!

Manteniamo vivi i ricordi piacevoli, cerchiamo di darci dei tempi in cui siano previste anche delle pause ed infine prolunghiamo l’effetto vacanza organizzando uscite serali con gli amici, avendo rispetto della nostra vita privata. L’importante è trovare la giusta mediazione tra i ritmi caotici del lavoro e i ritmi necessariamente soft, del recupero.

Vediamo di attorniarci di persone con cui stiamo bene, che ci ricaricano e che noi siamo ingrado di ricaricare. Ricordiamoci che lo stress deve essere gestito e non deve essere eliminato completamente, proprio perchè lo stress è una caratteristica della vita, e un grado ottimale di stress (eustress), serve anche migliora lo stato di salute, affinando le capacità di apprendimento, di risoluzione creativa dei problemi. Soltanto quando la dose di stress sovrasta le nostre capacità, incominciano i problemi e lo stato di tensione può divenire eccessivo e patologico.

Allora se i livelli si alzano, bisogna dedicarsi, appena possibile, a qualcosa che piace veramente e che diverte, senza per questo sentirsi in colpa: il tempo speso meglio è proprio questo!

Ricordiamoci che ogni tanto è importante osare prendersi una pausa ed agire con “lentezza”. Assaporare la vita che viene incontro senza divorala, perchè il rischio è quello di fare indigestione.

Se dopo la lettura di questo articolo, ti sei reso conto che sei in ritardo per un appuntamento, ripensa al tempo che stai dedicando a te stesso ed inizia concederti dello spazio, magari con qualche vizio e godendo delle persone che ti sono vicine.

Dott. Roberto Ercolani
349.3520327