L’Autostima: elemento fondamentale della gioia di vivere. Permette di accettarsi, di volersi bene e di voler bene. E’ lo sguardo che ciascuno posa su sé stesso.
E’ una capacità che può essere perfezionata.
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Corso di Autostima a Padova: “Ricercare” e Migliorare la propria autostima. Padova 20 Ottobre 2011
Training Autogeno
Che cos’è il Training Autogeno?
Il training Autogeno è definito da J.H.Schultz, il suo creatore, come “metodo di autodistensione psichica passiva che consente di modificare situazioni psichiche e somatiche”. Pertanto chi esegue il training deve assumere, secondo le indicazioni di Schultz, un atteggiamento di disponibilità recettiva nei confronti della propria corporeità, mantenendosi passivo spettatore di se stesso. Il Training Autogeno si articola in due fasi: la prima comprende gli esercizi orientati verso il corpo e costituisce il cosiddetto “ciclo inferiore”; la seconda comprende gli esercizi orientati verso lo spirito e costituisce il “ciclo superiore”.
La regola del training autogeno consiste nell’avere una buona disponibilità verso di sé.
Un soggetto ben allenato, mediante la concentrazione passiva, riesce ad immergersi in uno stato di totale introspezione, così da annullare stimoli esterni e fenomeni mentali disturbanti.
Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento effettuata individualmente o in gruppo che consente di realizzare spontanee modificazioni psico-fisiche inducendo alla calma e ad una maggiore capacità di autodistensione.
Dove agisce il T.A?
Il T.A influenza positivamente varie funzioni dipendenti dal sistema nervoso vegetativo quali la respirazione, la circolazione del sangue, il metabolismo.
Permette di attenuare lo stress, l’ansia e somatizzazioni.
Il T.A. propone il rovesciamento di alcuni valori che il nostro sistema sociale considera positivi: “l’attività” e la “tensione”. Proponendo “la liberazione dal condizionamento esterno” la “sosta” e “la riflessione”. Read the rest of this entry »
I disturbi d’ansia: che cosa sono, come si curano
I disturbi d’ansia
La categoria dei disturbi d’ansia comprende una varietà di disturbi diversi fra loro. Per molto tempo questi disturbi sono stati considerati, nella scia delle concettualizzazioni freudiane, forme di nevrosi. Questi disturbi vennero concettualizzati grazie al lavoro clinico svolto da Sigmund Freud sui suoi pazienti; di conseguenza, la categoria diagnostica delle nevrosi finì per essere inestricabilmente connessa con la teoria psicanalitica.
Con il passare del tempo, molti terapeuti iniziarono a mettere in discussione la validità del termine “nevrosi”, perché diventato troppo esteso e onnicomprensivo, e rischiava di perdere di significato. A partire dalla terza versione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), e specialmente nella quarta (ed ultima, allo stato presente), le vecchie categorie delle nevrosi vengono ridistribuite tra nuove e più precise categorie diagnostiche; fra queste i disturbi d’ansia.
Per ansia oggi si intende l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia e da sintomi fisici di tensione.
L’ansia, presa a sè, è un fenomeno del tutto normale in quanto è un’emozione che prepara ed attiva l’organismo in situazioni che potrebbero essere pericolose.
Diviene invece un disturbo emotivo spiacevole quando lo stato di allarme e paura è “esagerato” rispetto ai reali pericoli o se i pericoli non ci sono affatto.
In questo caso l’ansia non è adattiva, ma diventa un problema che può rendere la persona incapace di controllare le proprie emozioni e di affrontare anche le situazioni più semplici. Si possono quindi distinguere due tipi di ansia; quelle denominata di stato e quella denominata di tratto. L’ansia di stato è concettualizzata “come uno stato transitorio emozionale o come condizione dell’organismo umano, caratterizzata da sentimenti soggettivi percepiti a livello cosciente di tensione ed apprensione, e dall’aumentata attività del sistema nervoso autonomo. Può variare nel tempo e fluttuare nel tempo” ( Spielberger et al., 1970). L’ansia di tratto, invece si riferisce per “ differenze individuali relativamente stabili, nella disposizione verso l’ansia, cioè a differenze tra le persone nella tendenza a rispondere con elevazioni dell’intensità dell’ansia di stato a situazioni percepite come minacciose” (Spielberger et al., 1970).
I disturbi d’ansia si caratterizzano per il fatto che il sintomo più rilevante…
